Micro-fattoria alpina biologica

IL METODO DI LAVORAZIONE

La micro-fattoria è progettata per evitare sprechi e incrementare la biodiversità e la fertilità del suolo.

 

L’ettaro di terreno è diviso in diversi settori, quelli a produzione si suddividono in orti bio-intensivi, orti stagionali e piccoli frutteti destinati al pascolo delle galline ovaiole.
I settori sono separati da siepi edibili (frutta, bacche, piccoli frutti e aromatiche) le quali hanno la funzione di frangivento e di controllo biologico delle coltivazioni. Questa progettazione dei terreni permette di aumentare significativamente la biodiversità circostante. Si crea in questo modo un equilibrio biologico molto efficiente, che ci permette di evitare l'utilizzo di ogni tipo di trattamento fitosanitario.


Grande attenzione è rivolta alla ricerca e lo sviluppo di tecniche agronomiche innovative, tecnologie e attrezzi manuali. Questi, evitano l’utilizzo di combustibili fossili e permettono lavorazioni del suolo superficiali e quindi poco invasive, con la funzione di aumentarne la fertilità. Si evita così il compattamento e il dilavamento, incrementando invece l’ossigenazione, la permeabilità e la riserva idrica.


Ogni elemento è in costante sinergia con l’ecosistema che lo circonda, il quale riceve la maggior parte delle sostanze di cui ha bisogno direttamente dall’habitat nel quale si trova e dalla reciproca interazione con esso.

 

Alcuni esempi:

  • Negli orti bio-intensivi, la coltivazione segue una rigida pianificazione colturale che ruota attorno alle rotazioni degli ortaggi, e a tecniche di coltivazione come sovesci, occultamenti del terreno e lavorazioni unicamente superficiali. In questi orti si riescono ad effettuare fino a 4 successioni stagionali.
  • Negli orti stagionali, utilizziamo le consociazioni tra gli ortaggi e molta pacciamatura di paglia e fieno, per ottenere l’auto-concimazione, il mantenimento dell’umidità e del calore, una barriera fisica contro lumache e piante infestanti, ed evitare l'erosione dei terreni.
  • Tutte le coltivazioni sono disposte seguendo il più possibile le curve di livello, questo per evitarne il dilavamento e ridurre la perdita dei nutrimenti che tendono a scivolare a valle per via della forza di gravità, ma soprattutto per ottenere un'auto-irrigazione tramite il naturale recupero dell'acqua piovana e della brina. La pendenza media rilevata dei terreni è del 26%.
  • Le galline pascolano nei frutteti, concimandoli con le loro deiezioni e difendendoli contro i parassiti. A rotazione razzolano il compost, accelerandone il processo di maturazione.

AGRICOLTURA "LEGGERA"

 

Il "parco macchine" dell'azienda agricola è costituito principalmente da un gran numero di attrezzi manuali
perché più efficienti, precisi, veloci e semplici da usare e da trasportare, e richiedono pochissima manutenzione.
Gli unici attrezzi motorizzati sono destinati al taglio dell'erba e alla sola realizzazione di nuovi orti.

PROGETTAZIONE A PERMACULTURA

L’ideazione della fattoria e relativa progettazione, sono ispirate ai principi di progettazione a permacultura, elencati da David Holmgren in “Permaculture: Principles and Pathways Beyond Sustainability”:

 

1. Osservare e interagire
Un’osservazione attenta e un’interazione riflessiva forniscono l’ispirazione progettuale, le soluzioni e gli schemi.

2. Catturare e fare scorte di energia
Trovare soluzioni per immagazzinare energia nei momenti di abbondanza, per poi poterla utilizzare quando necessario.

3. Ottenere una produzione
Garantire l’auto-sussistenza a tutti i livelli: energetica, vitale ed economica.

4. Applicare l’autoregolazione e accettare il feedback
Scoraggiare attività inappropriate per assicurare che i sistemi perdurino.

5. Usare e dare valore a risorse e servizi rinnovabili
Utilizzare al meglio le risorse naturali rinnovabili per gestire e mantenere la produzione, riducendo la dipendenza dalle fonti non rinnovabili.

6. Non produrre scarti
I prodotti in uscita per alcuni, sono i prodotti in entrata per altri.

7. Progettare dalla struttura al dettaglio
Partire da un modello generale, più semplice da comprendere, per poi entrare nel dettaglio e capirne i meccanismi più virtuosi.

8. Integrare piuttosto che segregare
Collocare gli elementi in modo corretto cosicché ciascuno serva alle necessità altrui e accetti i prodotti degli altri elementi.

9. Usare soluzioni piccole e lente
I sistemi piccoli sono più semplici da mantenere utilizzando un minor impatto energetico, a differenza dei sistemi grandi che sottraggono fatica e risorse.

10. Usare e valorizzare la diversità
Al contrario delle monoculture, la diversità riduce la vulnerabilità a una varietà di minacce e si avvantaggia della natura unica dell’ambiente in cui risiede.

11. Usare i confini e valorizzare ciò che è marginale
È nei confini che si hanno gli elementi più diversi, produttivi e che danno valore al sistema. Ampliarli per arricchire il proprio progetto.

12. Usare e rispondere creativamente al cambiamento
Affrontare i problemi e il cambiamento con un’osservazione critica per anticiparne i flussi e trasformare un potenziale problema in soluzione.

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